Che fine farà Streamyard?

 A chi lavora con gli eventi digitali non sarà sfuggita la notizia dell’acquisizione di Streamyard da parte di Hopin. 

Siccome negli ultimi mesi la mia attività è stata riempita dall’uso molto soddisfatto di Streamyard il primo pensiero è andato a quell’ormai lontano 2005 quando Adobe acquisì Macromedia sancendo di fatto la fine di Freehand, uno dei software che apprezzavo di più per la grafica a cui in poco tempo dovetti rinunciare. Ma questa volta, a leggere le dichiarazioni ufficiali, sembra che questo non accadrà ed anzi Streamyard ne uscirà rafforzato.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Di Streamyard ho già scritto durante la prima ondata di Covid (eh già, ormai i periodi si dividono tristemente in questa maniera). Posso solo aggiungere per i più distratti rispetto alle nostre attività che a Kaleidon abbiamo usato Streamyard, anche forzandolo un pochino, in situazioni molto importanti e gratificanti come l’evento “The Economy of Francesco” dal 19 al 21 novembre scorso.

Ma Hopin a cosa serve? Di cosa si tratta? A quale tipo di piattaforma possiamo paragonarlo? A cosa è dovuto il successo che gli ha permesso di fare un salto nella valutazione economica da 0 a 2,1 miliardi in soli 17 mesi?

Un interessante articolo su EconomyUp descrive bene questi passaggi rispondendo proprio a quest’ultima curiosità.

Volendo riassumere le caratteristiche salienti di Hopin diciamo che si tratta di una piattaforma che in maniera molto geniale ed innovativa serve ad organizzare eventi. La genialità sta nell’avere in sé un po’ tutte le caratteristiche che altri software hanno solo in parte per replicare le situazioni di un evento organizzato in maniera tradizionale collegando relatori, sponsor e partecipanti, sia che si tratti di un evento con 50 persone, di una riunione di 500 persone o di una conferenza di 100.000 persone.

Si parte dalla configurazione della Reception, ovvero di tutto ciò che serve alla partecipazione del pubblico, dalla promozione e diffusione su canali tematici, alla registrazione e perfino al pagamento di un biglietto d’ingresso quando si intende non lasciarlo gratuito. 

Lo Stage è il palcoscenico dove fino a 100.000 persone possono partecipare alle presentazioni. La trasmissione in diretta viene gestita dalla piattaforma, ma può riprodurre contenuti preregistrati o in Live streaming tramite RTMP. Qui la cosa diventa particolarmente interessante l’integrazione con Streamyard per le potenzialità di regia di questo software acquisito. In altre parole significa che Streamyard invece che uscire direttamente su un canale social (YouTube, Facebook, Linkedin, ecc.) utilizza Hopin come piattaforma di pubblicazione con tutti i vantaggi che stiamo descrivendo, ad iniziare da quelli sopra definiti relativi alla gestione e partecipazione del pubblico. 

Attraverso le Sessioni si gestiscono tavole rotonde interattive, interviste e workshop. Possono partecipare fino a 10 persone e possono guardare fino a 500 partecipanti.

Il Networking consente di fare rete proprio come si fa a un evento attraverso conversazioni individuali in video diretta, definendone la durata minima e massimo.

Expo rappresenta un padiglione espositivo virtuale come un vero stand, dove inserire video preregistrati o video dal vivo, pulsanti CTA personalizzabili e chat room dedicate.

Altre caratteristiche importanti sono la gestione degli sponsor di un evento, inserendo logo e link di riferimento che saranno visibili nella reception, e la capacità di analisi di statistiche dettagliate che come sappiamo sono fondamentali per qualsiasi attività nel web.

Insomma, da quel che si capisce, per la sua completezza Hopin non è paragonabile ad altri software e la crescita esponenziale del suo valore economico, che non ha uguali neppure tra le più famose piattaforme di videochiamate, sembra essere motivata da una qualità del prodotto che giustifica il grande interesse da parte di un business fortemente in crescita come quello degli eventi digitali. E questo mi fa ben sperare che Streamyard non farà la fine di Freehand.

 

Valter Toni

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