DIALOGO TRA CREDENTI E NON CREDENTI

Alcune righe di una premessa del Cardinale Martini ad un libro "Cattedra dei non credenti" sono state decisive per costruire questa nuova forma di dialogo prezioso per credenti e non: "Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda che rimandano continuamente domande pungenti l’uno all’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa. E’ importante l’appropriazione di questo dialogo interiore, poiché permette a ciascuno di crescere nella coscienza di sé. La chiarezza e la sincerità di tale dialogo si pongono come sintomo di raggiunta maturità umana."

Dentro molte persone cova il desiderio di una comunicazione spirituale sulle ragioni fondamentali del credere e sui dubbi e la fatica che il credere comporta. Spesso questo desiderio non riusciva a trovare una forma espressiva che non fosse il dibattito o la conferenza sulla fede.

La metodologia che la "cattedra dei non credenti" propone è invece una esercitazione dello spirito, quasi una ricerca su di sé, sulle ragioni del credere e del non credere, compiendo questo esercizio senza difese, con radicale onestà, un parlarsi autenticamente che ha una sua dignità ed una sua intoccabilità che finisce per coinvolgere chi ascolta.

Il credente che è in noi, infatti, è consapevole di non poter dire tutto di Dio e avverte la necessità di un’umile ricerca, di un annuncio essenziale, di un nuovo linguaggio, di riscoprire le ragioni ultime di un suo assenso religioso. E’ più aperto al dialogo, più libero e sereno di poter esprimere con più franchezza le ragioni ed i sentimenti del cuore. Ha imparato dall’esperienza di vita che la fede non è qualcosa di commerciabile e che il dialogo, dunque, non mira a convincere ma ad ascoltare quel che c’è nella mente e nel cuore di ogni persona.

Anche il non credente che c’è in noi è più capace di esaminare, a livello di coscienza, le radici della propria lontananza e insieme disponibile a riconoscere domande, segni, tracce che ripropongono la questione decisiva e globale della vita.

Nella misura in cui ci rendiamo trasparenti alla nostra coscienza sapremo essere fino in fondo liberi nella comunicazione spirituale. Questo metodo implica alcune condizioni irrinunciabili: la volontà sincera di confrontarsi, l’accoglienza umile e benevola di ciascuno verso l’altro senza il bisogno subito di rispondere rimbeccando o correggendo o chiarendo, ma lasciando che le interrogazioni prendano la forma del proprio corpo e della propria esperienza.

Un gruppo di amici, credenti e non, hanno ricercato insieme alcuni itinerari spirituali che ritengono essenziali e molto presenti nel pensiero e nel cuore delle persone.

Scelti gli itinerari, hanno invitato alcuni testimoni, conosciuti e apprezzati, che hanno accettato di partecipare condividendo lo stile della proposta: meno intellettuale e più intimo, senza per nulla rinunciare all’infaticabile controllo della ragione, testimonianze scelte in quella zona di confine dove il credente e il non credente in noi sinceramente si parlano.

Questo percorso della cattedra dei non credenti potrebbe aprire un dialogo nuovo nelle nostre città.