Tratto da "Pausa" il catalogo di Kaleidon nel ventennale della fondazione.

"Il desiderio di affrontare i progetti con grande attenzione e cura credo sia stata una delle principali caratteristiche di Kaleidon in questi venti anni, dedicando ad ogni lavoro una buona quantità di “pause” riflessive, in maniera proprio del tutto contraria allo stile frenetico che il lavoro di oggi vorrebbe imporci. Tirare un po’ le somme e verificare i risultati non è per niente facile, soprattutto quando questi sono riferiti a sé stessi. Se a questo aggiungiamo il fatto che, sia io che Franz, come del resto un po’ tutte le persone che in una qualche maniera hanno collaborato con noi in questi anni, siamo riluttanti alle celebrazioni, si capisce che l’evento di un compleanno per lo studio avrebbe potuto facilmente essere dimenticato. Sarebbe stato così, se non fosse venuto in mente a Patrizia questo nome “pausa”, che ad ognuno di noi ha aperto la mente a significati, a desideri incredibilmente ampi, che spaziano su territori così diversi, dalla musica a possibili scelte di vita, a tal punto che è facile cadere nella banalizzazione del termine. Ma pur correndo questo rischio cercherò di dare un senso alla mia “pausa”.

Per prima cosa “pausa” è staccare la spina dal lavoro ogni fine settimana, proprio come ha fatto il buon Dio il settimo giorno, per dedicare il meglio di sé alla famiglia. “Pausa” è trovare il tempo per spegnersi un po’ e ricaricarsi di energia: l’importante è trovare un buon carica-batterie. “Pausa” è utilizzare il viaggio quotidiano in treno per scrivere una email agli amici. “Pausa” significa riappropriarsi del presente e non vivere frastornati tra rimpianti passati o angosce future. “Pausa” non è fermarsi a mangiare un panino a pranzo, ma piuttosto svegliarsi presto la mattina per iniziare meglio la giornata, e pensare agli impegni alla luce di cosa veramente conti nella vita, una vita che mi piacerebbe vedere come una grande sinfonia, dove ogni “pausa” serve a metter in evidenza i suoni intrecciati unici e irripetibili della nostra esistenza, sia quelli gioiosi, sia quelli tragici, in preparazione di quella che sarà la nostra ultima inevitabile grande “pausa” finale.
In questo senso il poster che ho realizzato si ispira ad un momento recente della mia vita, una “pausa” che mi ha coinvolto in maniera profonda e del tutto particolare. Ho avuto il grande dono di essere vicino a mio padre il 31 dicembre scorso, mentre lasciava questa terra, e di vivere questo distacco come mai mi sarei aspettato, fortemente ricco di significati. Troppo avrei da raccontare, ma tutto per me si riassume in un rosario di legno che in quella notte ho tenuto stretto fra la mia mano e quella di Paolo, mio padre."