Di Smart Working e Web-Camera Café

Pochi giorni fa, Federica scriveva così su LinkedIn:

Prendo in prestito l’idea bellissima del caffè sospeso napoletano per parlare di lavoro, di tempo e di relazioni.

“Quando qualcuno è felice a Napoli, paga due caffè: uno per se stesso, ed uno per qualcun altro. È come offrire un caffè al resto del mondo.”

Luciano De Crescenzo

Alle 9:00 a Kaleidon la moka è già sulla piastra e c’è sempre qualcuno che dal corridoio grida “caffè!” appena sente il fischio del vapore (e giusto qualche secondo prima che possa bruciare).

Lo preparo io di solito, e se proprio non riesco per fortuna ci pensa Barbara.

È un rituale: la moka è da 12 (perché deve essercene per tutti), lo zucchero è di canna e il dolcetto da accompagnare quando c’è è una vera libidine. Passo stanza per stanza a raccogliere i vari “buongiorno Fede” e “grazie” e so chi lo beve rigorosamente amaro come me (“amaro come la vita”, dico io).

Il caffè mi ricorda lo studio: il viaggio in treno, il rumore della strada, il telefono che squilla, il postino che non fa più le scale, i panni zuppi della vicina che non usa le mollette.

Per come ho vissuto questi ultimi 7 anni a Kaleidon, festeggiati proprio qualche giorno fa, il caffè è tutto: c’è chi dice che durante le pause nascano le idee migliori, e chi pensa di poter iniziare la giornata solo con il ristretto macchiato caldo in vetro: che sia un liquido magico?

Oggi Kaleidon festeggia il suo 33esimo compleanno. E di caffè sospesi tra di noi nell’ultimo anno ne abbiamo accumulati 267 (almeno).

Oggi ho pensato alla felicità.

Ho letto un articolo di Internazionale e dai dati dell’ultimo Rapporto mondiale sulla felicità emerge qualcosa di sorprendente: “il mondo era felice nel bel mezzo di una terribile pandemia quanto lo era prima dell’arrivo del covid-19. A cambiare è stata la dinamica della soddisfazione riguardo alla propria vita.

E se lo avessero chiesto a me, cosa avrei risposto?

Non lo so. Spero che si possano recuperare gentilezza, parole sincere e fiducia.

Elvira ha mandato un messaggio a tutti dicendo che oggi dovevamo fare un brindisi, e aveva ragione: abbiamo più di un motivo per festeggiare.

Ci siamo collegati. Abbiamo lanciato un live su Facebook e per due minuti e mezzo abbiamo detto cose sconclusionate, guardandoci negli occhi.

Ho messo su la moka.

Ve la ricordate la sitcom Camera Café? Punto focale di tutta la serie è il distributore automatico di caffè, che è l’unico punto di vista dello spettatore durante ogni episodio. Davanti a questo sfilano i lavoratori dell’azienda quando lasciano l’ufficio per la pausa caffè. Oggi il titolo sarebbe “Webcam Café”.

In questo tempo di smart working – che tanto smart non è – o di lavoro “agile” che ci rende invece anchilosati, seduti su una sedia scomoda al tavolo della cucina, ripensare alla “pausa caffè” è un pensiero quasi salvifico. Chi lavora da casa dice di apprezzare lo smart working. Ma aggiunge: “Mi manca la pausa con i colleghi, alla macchinetta del caffè“.

Pausa e ricreazione

A vent’anni Kaleidon festeggiava con un momento di pausa per fermarsi un po’ a riflettere in un evento all’istituto musicale Lettimi.

A trenta la pausa era “ricreazione” intesa anche qui come momento di riflessione per ripartire con un nuovo slancio.

Oggi le aziende, la gran parte delle quali ha sperimentato per la prima volta lo smart working solo un anno fa durante il primo lockdown, scoprono che la produttività aumenta grazie al lavoro agile ma la creatività invece non sempre decolla.

Il rischio di alienazione e isolamento è infatti una delle difficoltà principali dello smart working. Sul lungo periodo le persone sono demotivate, isolate, con meno scambi di idee e quindi minore creatività. Lavorare da casa rende più efficienti, ma priva degli scambi umani che fanno nascere le idee.

Le aziende che non si sono fatte trovare impreparate di fronte alla necessità di far lavorare da casa i propri dipendenti hanno reagito subito. Come ha fatto IBM che ha incoraggiato i gruppi di lavoro a organizzare dei momenti in cui parlare d’altro: pause caffè, aperitivi, pranzi virtuali. Microsoft, che lavora in smart working da dieci anni ed è impegnata ad aiutare le aziende a introdurlo, sta studiando nuovi strumenti e tecnologie per favorire il benessere dei dipendenti e migliorarne la produttività: caffè e aperitivi virtuali, corsi di yoga, corsi di fotografia. Ci sono strumenti che analizzano il modo in cui lavorano le persone e li aiutano a farlo meglio: per esempio se una persona ha troppi meeting in successione, compare un avviso che gli ricorda di prendersi del tempo. Ci sono strumenti che misurano la soddisfazione del proprio team o se le persone sono sovraccariche di lavoro. E poi sessioni di mindfulness e addirittura un commuting (lo spostamento dal lavoro a casa) virtuale all’inizio e alla fine della giornata lavorativa che aiuta a staccare.

La tecnologia della pausa caffè

Immagine Slack

E se la pausa caffè diventa virtuale, la tecnologia corre per stare al passo con i bisogni delle aziende. Ad esempio Slack che ha da poco lanciato Hallway, l’app che digitalizza la pausa caffè con videochat di 10 minuti per un break insieme ai colleghi. Creata in un paio di giorni la app risolve il problema di connettere colleghi e alleviare la solitudine del lavoro da remoto ma si pensa già allo step successivo. Più opzioni per personalizzare le video chat spontanee tra colleghi ma anche creare veri e propri team building da remoto.

L’apprendimento informale

Il lavoro da remoto è come la preparazione di un esame da privatista. Un privatista studia le stesse cose del “collega” frequentante, ma perde parecchio in termini di apprendimento informale. La pausa alla macchinetta del caffè è un momento di apprendimento informale durante il quale emerge il valore delle relazioni interpersonali.

Team pausa

Per chi come noi lavora nel campo della comunicazione e da sempre spinge le aziende ad adottare sistemi di comunicazione interna di tipo partecipativo, una app che avvisa quando è ora della pausa caffè non è abbastanza. Piuttosto pensiamo a un format di pausa che permetta il confronto con persone provenienti da altri mondi con l’obiettivo di creare un dialogo che generi idee.

Se la definizione di “gruppo di lavoro” è un “insieme persone, con professionalità diverse, che si riuniscono e operano assieme in maniera coordinata per affrontare e risolvere un problema che non sarebbe risolvibile singolarmente dai singoli componenti o dalle loro funzioni aziendali di appartenenza”, allora a noi serve un “gruppo pausa caffè” un “team pausa” virtuale per generare idee dal dialogo.

C’è ancora bisogno di pause caffè oggi più che mai. E la nostra pausa caffè potrebbe presto diventare un nuovo, bellissimo progetto.

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