Fellini e il Sacro, un progetto per i 100 anni dalla nascita del “Maestro”

Federico Fellini. A 100 anni dalla nascita, un progetto per raccontare un aspetto poco indagato del suo immaginario

 “Ho bisogno di credere. Fellini e il sacro” è un progetto molto importante per noi, perché ha visto la luce dopo tanti mesi di lavoro e di attesa, causata dall’emergenza sanitaria. E poi perché la risposta del pubblico ci ha dimostrato quanto questo aspetto, ancora poco indagato, possa invece essere uno spunto nuovo e interessante per approcciarsi al lavoro del Maestro, nel centenario della sua nascita che si è festeggiato proprio nel 2020.

“Fellini e il sacro” si inserisce infatti tra le tante iniziative per il centenario della nascita di Federico Fellini e si dipana tra Rimini, sua città natale, e Roma. Alla sua realizzazione hanno contributo il Centro culturale “Paolo VI” di Rimini, la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana di Roma, e l’Istituto superiore di scienze religiose “A. Marvelli” di Rimini.

Federico Fellini

Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993), considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema, nell’arco di quarant’anni – da “Luci del varietà” del 1950 a “La voce della luna” del 1990 – ha ritratto in decine di lungometraggi una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo.

Ha lasciato opere ricche di satira e velate di una sottile malinconia, caratterizzate da uno stile onirico e visionario. Candidato 12 volte al Premio Oscar, con i film La strada”, “Le notti di Cabiria”, “8 1/2” e “Amarcordha vinto 3 volte l’Oscar per il miglior film straniero, inoltre gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera.

 

L’indagine sul rapporto, appassionato e contraddittorio, tra Federico Fellini e il Sacro arriva da lontano, dall’incontro con padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico e grande amico del regista, scomparso nel 2019. Sappiamo che Fellini non si dichiarava credente ma ha sempre rivolto lo sguardo verso l’alto, in uno spirito di incessante ricerca. Una ricerca che ha influenzato la sua poetica e il suo immaginario privato e professionale, trasposto in ben 23 film da lui diretti.

“Federico non ha mai varcato il limite che separa la religiosità implicita da quella esplicita. In parole povere non esiste un suo film interamente intessuto di tematiche religiose, anche se si può dire che ogni sua opera è animata dal soffio misterioso di un Dio nascosto.” – padre Virgilio Fantuzzi

Un programma ricco di eventi

Il progetto nasce intorno ai tanti riferimenti e citazioni di carattere religioso riscontrabili nell’opera felliniana attraverso diverse modalità:

  • due convegni
  • una ricerca storiografica
  • due mostre (una delle quali allestita al Museo della Città di Rimini, accompagnata da un catalogo omaggio realizzato in collaborazione con il settimanale diocesano riminese ilPonte)
  • una pubblicazione
  • un docufilm
  • una serata spettacolo al Teatro Galli di Rimini, il 10 ottobre 2020.

Parallelamente alla realizzazione del programma degli eventi e delle pubblicazioni, sono stati sviluppati una serie di strumenti utili alla comunicazione: cartella stampa, locandine, inserzioni, banner.

La ricerca

“Sai che ho avuto come compagno di scuola e di giochi anche un santo? Si chiamava Alberto Marvelli ed è morto subito dopo la guerra… quando ci penso, fa un certo effetto pensare di aver giocato a pallone con un santo.”

– Federico Fellini

Le radici della visione di Fellini sull’uomo, la vita, la spiritualità e l’arte possono essere individuate anche nella sua infanzia e adolescenza riminese.

Franz, direttore creativo del progetto: “La poetica di Fellini sembra pervasa di riferimenti e citazioni di carattere religioso. A volte con tratti popolari e nostalgici, a volte provocatori. Ma sempre – sullo sfondo – si intravede la matrice cattolica degli anni di formazione giovanile. Fellini ha frequentato la stessa scuola e lo stesso oratorio salesiano dove il beato Alberto Marvelli, di cui Fellini teneva con sé un’immagine, si è formato. Pure è presente – con tratti più sarcastici – l’incontro con la realtà “romana” della gerarchia ecclesiastica. Fondamentale la vicinanza ispiratrice della moglie, l’attrice Giulietta Masina, donna di grande spiritualità. ”

Il titolo scelto per il progetto nasce da una conversazione tra Federico Fellini e Sergio Zavoli, in cui il regista affermava:

“Ho bisogno di credere. È un bisogno né vivo né maturo, per la verità un bisogno infantile di sentirmi protetto, di essere giudicato benevolmente, capito e possibilmente perdonato”.

“Ho Bisogno di credere” è anche il titolo del docufilm realizzato dagli studenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dalla Pontificia Università Salesiana, che raccoglie le ultime interviste rilasciate proprio da Sergio Zavoli sull’amico Federico, insieme alle testimonianze del cardinale Gianfranco Ravasi e di Gianfranco Angelucci, che ha lavorato con Fellini. Il docufilm è stato presentato il 10 ottobre 2020 al Teatro Galli di Rimini, nell’ambito della serata alla quale ha partecipato anche il regista Pupi Avati.

Al Museo della città si è tenuto invece il convegno “L’infanzia del mondo” che ha raccolto gli importanti interventi di:

  • Davide Bagnaresi, lo studioso che da tempo lavora a ricostruire nel dettaglio i primi vent’anni di vita del maestro;
  • Gianfranco Miro Gori, con un parallelismo tra la spiritualità felliniana e quella di Giovanni Pascoli e di Tonino Guerra;
  • Marco Tibaldi che ha indagato la figura, l’arte e la spiritualità di Giulietta Masina;
  • Renato Butera sui rapporti tra il mondo cattolico e Fellini.

Il convegno, indagando la dimensione religiosa dell’opera del grande regista, ha lo scopo di completare lo studio del regista riminese e diventare un punto di riferimento per ulteriori studi. I contributi scientifici e rigorosi di studiosi, critici cinematografici e teologi, elaborati in occasione del Convegno sono stati raccolti nel volume “Fellini e il sacro: studi e testimonianze”.


La strada verso la luna

“Il sentimento religioso ci dice che l’uscita è verso l’alto”. – Federico Fellini

Se è vero che tutta l’opera di Fellini “è animata dal soffio misterioso di un Dio nascosto” il simbolo del progetto vuole idealmente unire l’intera produzione artistica del grande regista riminese. Da “La strada” a “La voce della Luna”. Il volto della luna è quello di Gelsomina, protagonista del film premio Oscar nel 1957. Gelsomina interpreta proprio quel “soffio” che vince la Forza e la Ragione, rappresentati rispettivamente da Zampanò e dal Matto.

Nel simbolo, la luna sembra fare capolino da dietro le quinte, proprio a suggerire come in Fellini, la Scena è il luogo in cui accade la magia dell’incontro tra l’Uomo e il Mistero. In questo spazio rituale e Sacro, si affaccia il tema della Fede che prende le forme della Poesia e del Mito, a tratti clownesco e irriverente, ma sempre vivo come lo stupore di chi assiste ad uno spettacolo meraviglioso.

Una Fede nascosta eppure presente già nel nome di battesimo di Fellini, come in una profezia. La stessa che il regista suggerisce a padre Fantuzzi al termine di una lunga conversazione, citando Carl Gustav Jung: “Il sentimento religioso ci dice che l’uscita è verso l’alto”.

Verso la luna, appunto.


Mettere in scena lo sguardo di Fellini

La mostra dedicata a tutto il lavoro di ricerca svolto sul tema del rapporto tra Fellini e il Sacro nasce dalla volontà di rendere fruibili i contenuti del convegno anche ai non addetti ai lavori. L’allestimento si sviluppa in 20 grandi pannelli e alcune installazioni.

I contenuti della mostra hanno dato vita anche ad un inserto, distribuito gratuitamente all’interno del settimanale riminese “Il Ponte”.

 

Il progetto della mostra vuol mettere in scena lo sguardo di Fellini a partire dai “luoghi” del suo cinema. Le strutture leggere e orizzontali degli schermi da proiezione, utilizzati nell’allestimento, ci consentono di osservare i fotogrammi dei film come quadri muti e farci cogliere, nel fermo immagine, la loro sostanza metafisica. Ci accorgiamo allora che Marcello è inginocchiato davanti a una croce, e che, come in Magritte, il cielo diventa una materia pittorica oppure una dimensione da conquistare in un’incerta e simbolica salita.

Le immagini sono una rivisitazione dell’immaginario religioso nei film di Fellini con le sue contraddizioni e le sue provocazioni: il sassolino del matto (La strada); il pellegrinaggio al Santuario del Divino Amore (Le notti di Cabiria); la statua di Cristo in volo su Roma (La dolce vita); il collegio religioso e l’incontro con il cardinale (8 1/2); la recita del martirio della Santa (Giulietta degli spiriti); l’arrivo del transatlantico Rex (Amarcord); la sfilata di abiti ecclesiastici (Roma) e ancora sequenze tratte da “Lo sceicco bianco”, “il Bidone”, “I Clown”, “Casanova”, “La città delle Donne”, “La voce della Luna”, …

Vicino ai pannelli, alcuni oggetti, strumenti musicali e fotografie, ci ricordano i personaggi dei film e costituiscono le reliquie di coloro ai quali Federico ha dato vita e che come lui affermava, una volta creati, continuano a vivere da qualche parte.

La mostra è stata organizzata dall’Università pontificia salesiana, dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose A. Marvelli e dal Centro culturale “Paolo VI” di Rimini. L’allestimento risponde all’esigenza di smontare e riallestire facilmente la mostra. Dopo il Museo della Città, infatti, la mostra si è spostata al Centro Commerciale “Le befane” e, nel corso del 2021, dovrebbe essere nuovamente allestita a Roma per la seconda fase degli eventi legati al centenario di Fellini.


Amarcord a Rimini

 

Il lancio del progetto è avvenuto nell’estate del 2019 nella serata conclusiva della rassegna “Tiberio CinePicnic”.

Una vera e propria festa in occasione della proiezione restaurata di “Amarcord”. Animazioni a tema e personaggi in costume hanno fatto rivivere atmosfere e suggestioni felliniane mischiandosi con le migliaia di persone che si sono ritrovate nella Piazza sull’Acqua nel bacino del ponte di Tiberio.

Un momento bellissimo di cittadinanza. 2000 spettatori hanno potuto vedere Amarcord, nei luoghi di Amarcord. Un’occasione per molti giovani di vedere il film per la prima volta.

Perciò ripercorrendo a ritroso il progetto, tra interviste, ricerche storiche, fotogrammi e citazioni ritroviamo al principio il cinema di Felllini, con il film che più di tutti racconta la sua infanzia nella città natale: Rimini.

 

 


Per saperne di più

Il sito ufficiale www.fellinieilsacro.it

“Fellini e il Sacro, tra Rimini e Roma” su San Marino RTV

“Ho bisogno di credere… Uno sguardo inedito su Federico Fellini” di Silvia Sanchini

Fellini e il Sacro, un progetto per i 100 anni dalla nascita del “Maestro”

 “Ho bisogno di credere. Fellini e il sacro” è un progetto molto importante per noi, perché ha visto la luce dopo tanti mesi di lavoro e di attesa, causata dall’emergenza sanitaria. E poi perché la risposta del pubblico ci ha dimostrato quanto questo aspetto, ancora poco indagato, possa invece essere uno spunto nuovo e interessante per approcciarsi al lavoro del Maestro, nel centenario della sua nascita che si è festeggiato proprio nel 2020.

“Fellini e il sacro” si inserisce infatti tra le tante iniziative per il centenario della nascita di Federico Fellini e si dipana tra Rimini, sua città natale, e Roma. Alla sua realizzazione hanno contributo il Centro culturale “Paolo VI” di Rimini, la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana di Roma, e l’Istituto superiore di scienze religiose “A. Marvelli” di Rimini.

Federico Fellini

Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993), considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema, nell’arco di quarant’anni – da “Luci del varietà” del 1950 a “La voce della luna” del 1990 – ha ritratto in decine di lungometraggi una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo.

Ha lasciato opere ricche di satira e velate di una sottile malinconia, caratterizzate da uno stile onirico e visionario. Candidato 12 volte al Premio Oscar, con i film La strada”, “Le notti di Cabiria”, “8 1/2” e “Amarcordha vinto 3 volte l’Oscar per il miglior film straniero, inoltre gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera.

 

L’indagine sul rapporto, appassionato e contraddittorio, tra Federico Fellini e il Sacro arriva da lontano, dall’incontro con padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico e grande amico del regista, scomparso nel 2019. Sappiamo che Fellini non si dichiarava credente ma ha sempre rivolto lo sguardo verso l’alto, in uno spirito di incessante ricerca. Una ricerca che ha influenzato la sua poetica e il suo immaginario privato e professionale, trasposto in ben 23 film da lui diretti.

“Federico non ha mai varcato il limite che separa la religiosità implicita da quella esplicita. In parole povere non esiste un suo film interamente intessuto di tematiche religiose, anche se si può dire che ogni sua opera è animata dal soffio misterioso di un Dio nascosto.” – padre Virgilio Fantuzzi

Un programma ricco di eventi

Il progetto nasce intorno ai tanti riferimenti e citazioni di carattere religioso riscontrabili nell’opera felliniana attraverso diverse modalità:

  • due convegni
  • una ricerca storiografica
  • due mostre (una delle quali allestita al Museo della Città di Rimini, accompagnata da un catalogo omaggio realizzato in collaborazione con il settimanale diocesano riminese ilPonte)
  • una pubblicazione
  • un docufilm
  • una serata spettacolo al Teatro Galli di Rimini, il 10 ottobre 2020.

Parallelamente alla realizzazione del programma degli eventi e delle pubblicazioni, sono stati sviluppati una serie di strumenti utili alla comunicazione: cartella stampa, locandine, inserzioni, banner.

La ricerca

“Sai che ho avuto come compagno di scuola e di giochi anche un santo? Si chiamava Alberto Marvelli ed è morto subito dopo la guerra… quando ci penso, fa un certo effetto pensare di aver giocato a pallone con un santo.”

– Federico Fellini

Le radici della visione di Fellini sull’uomo, la vita, la spiritualità e l’arte possono essere individuate anche nella sua infanzia e adolescenza riminese.

Franz, direttore creativo del progetto: “La poetica di Fellini sembra pervasa di riferimenti e citazioni di carattere religioso. A volte con tratti popolari e nostalgici, a volte provocatori. Ma sempre – sullo sfondo – si intravede la matrice cattolica degli anni di formazione giovanile. Fellini ha frequentato la stessa scuola e lo stesso oratorio salesiano dove il beato Alberto Marvelli, di cui Fellini teneva con sé un’immagine, si è formato. Pure è presente – con tratti più sarcastici – l’incontro con la realtà “romana” della gerarchia ecclesiastica. Fondamentale la vicinanza ispiratrice della moglie, l’attrice Giulietta Masina, donna di grande spiritualità. ”

Il titolo scelto per il progetto nasce da una conversazione tra Federico Fellini e Sergio Zavoli, in cui il regista affermava:

“Ho bisogno di credere. È un bisogno né vivo né maturo, per la verità un bisogno infantile di sentirmi protetto, di essere giudicato benevolmente, capito e possibilmente perdonato”.

“Ho Bisogno di credere” è anche il titolo del docufilm realizzato dagli studenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dalla Pontificia Università Salesiana, che raccoglie le ultime interviste rilasciate proprio da Sergio Zavoli sull’amico Federico, insieme alle testimonianze del cardinale Gianfranco Ravasi e di Gianfranco Angelucci, che ha lavorato con Fellini. Il docufilm è stato presentato il 10 ottobre 2020 al Teatro Galli di Rimini, nell’ambito della serata alla quale ha partecipato anche il regista Pupi Avati.

Al Museo della città si è tenuto invece il convegno “L’infanzia del mondo” che ha raccolto gli importanti interventi di:

  • Davide Bagnaresi, lo studioso che da tempo lavora a ricostruire nel dettaglio i primi vent’anni di vita del maestro;
  • Gianfranco Miro Gori, con un parallelismo tra la spiritualità felliniana e quella di Giovanni Pascoli e di Tonino Guerra;
  • Marco Tibaldi che ha indagato la figura, l’arte e la spiritualità di Giulietta Masina;
  • Renato Butera sui rapporti tra il mondo cattolico e Fellini.

Il convegno, indagando la dimensione religiosa dell’opera del grande regista, ha lo scopo di completare lo studio del regista riminese e diventare un punto di riferimento per ulteriori studi. I contributi scientifici e rigorosi di studiosi, critici cinematografici e teologi, elaborati in occasione del Convegno sono stati raccolti nel volume “Fellini e il sacro: studi e testimonianze”.


La strada verso la luna

“Il sentimento religioso ci dice che l’uscita è verso l’alto”. – Federico Fellini

Se è vero che tutta l’opera di Fellini “è animata dal soffio misterioso di un Dio nascosto” il simbolo del progetto vuole idealmente unire l’intera produzione artistica del grande regista riminese. Da “La strada” a “La voce della Luna”. Il volto della luna è quello di Gelsomina, protagonista del film premio Oscar nel 1957. Gelsomina interpreta proprio quel “soffio” che vince la Forza e la Ragione, rappresentati rispettivamente da Zampanò e dal Matto.

Nel simbolo, la luna sembra fare capolino da dietro le quinte, proprio a suggerire come in Fellini, la Scena è il luogo in cui accade la magia dell’incontro tra l’Uomo e il Mistero. In questo spazio rituale e Sacro, si affaccia il tema della Fede che prende le forme della Poesia e del Mito, a tratti clownesco e irriverente, ma sempre vivo come lo stupore di chi assiste ad uno spettacolo meraviglioso.

Una Fede nascosta eppure presente già nel nome di battesimo di Fellini, come in una profezia. La stessa che il regista suggerisce a padre Fantuzzi al termine di una lunga conversazione, citando Carl Gustav Jung: “Il sentimento religioso ci dice che l’uscita è verso l’alto”.

Verso la luna, appunto.


Mettere in scena lo sguardo di Fellini

La mostra dedicata a tutto il lavoro di ricerca svolto sul tema del rapporto tra Fellini e il Sacro nasce dalla volontà di rendere fruibili i contenuti del convegno anche ai non addetti ai lavori. L’allestimento si sviluppa in 20 grandi pannelli e alcune installazioni.

I contenuti della mostra hanno dato vita anche ad un inserto, distribuito gratuitamente all’interno del settimanale riminese “Il Ponte”.

 

Il progetto della mostra vuol mettere in scena lo sguardo di Fellini a partire dai “luoghi” del suo cinema. Le strutture leggere e orizzontali degli schermi da proiezione, utilizzati nell’allestimento, ci consentono di osservare i fotogrammi dei film come quadri muti e farci cogliere, nel fermo immagine, la loro sostanza metafisica. Ci accorgiamo allora che Marcello è inginocchiato davanti a una croce, e che, come in Magritte, il cielo diventa una materia pittorica oppure una dimensione da conquistare in un’incerta e simbolica salita.

Le immagini sono una rivisitazione dell’immaginario religioso nei film di Fellini con le sue contraddizioni e le sue provocazioni: il sassolino del matto (La strada); il pellegrinaggio al Santuario del Divino Amore (Le notti di Cabiria); la statua di Cristo in volo su Roma (La dolce vita); il collegio religioso e l’incontro con il cardinale (8 1/2); la recita del martirio della Santa (Giulietta degli spiriti); l’arrivo del transatlantico Rex (Amarcord); la sfilata di abiti ecclesiastici (Roma) e ancora sequenze tratte da “Lo sceicco bianco”, “il Bidone”, “I Clown”, “Casanova”, “La città delle Donne”, “La voce della Luna”, …

Vicino ai pannelli, alcuni oggetti, strumenti musicali e fotografie, ci ricordano i personaggi dei film e costituiscono le reliquie di coloro ai quali Federico ha dato vita e che come lui affermava, una volta creati, continuano a vivere da qualche parte.

La mostra è stata organizzata dall’Università pontificia salesiana, dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose A. Marvelli e dal Centro culturale “Paolo VI” di Rimini. L’allestimento risponde all’esigenza di smontare e riallestire facilmente la mostra. Dopo il Museo della Città, infatti, la mostra si è spostata al Centro Commerciale “Le befane” e, nel corso del 2021, dovrebbe essere nuovamente allestita a Roma per la seconda fase degli eventi legati al centenario di Fellini.


Amarcord a Rimini

 

Il lancio del progetto è avvenuto nell’estate del 2019 nella serata conclusiva della rassegna “Tiberio CinePicnic”.

Una vera e propria festa in occasione della proiezione restaurata di “Amarcord”. Animazioni a tema e personaggi in costume hanno fatto rivivere atmosfere e suggestioni felliniane mischiandosi con le migliaia di persone che si sono ritrovate nella Piazza sull’Acqua nel bacino del ponte di Tiberio.

Un momento bellissimo di cittadinanza. 2000 spettatori hanno potuto vedere Amarcord, nei luoghi di Amarcord. Un’occasione per molti giovani di vedere il film per la prima volta.

Perciò ripercorrendo a ritroso il progetto, tra interviste, ricerche storiche, fotogrammi e citazioni ritroviamo al principio il cinema di Felllini, con il film che più di tutti racconta la sua infanzia nella città natale: Rimini.

 

 


Per saperne di più

Il sito ufficiale www.fellinieilsacro.it

“Fellini e il Sacro, tra Rimini e Roma” su San Marino RTV

“Ho bisogno di credere… Uno sguardo inedito su Federico Fellini” di Silvia Sanchini

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